Eliminare il superfluo per concentrarsi su chi abita
Una rivista di design seleziona gli architetti con cui collaborare attraverso un casting. Superare la prova significa entrare nella rosa dei professionisti che la rivista promuove e con cui lavora. Ho affrontato quel casting con il progetto che racconto qui, e l’ho superato.
Non ho aperto la partita IVA: all’epoca avevo un impiego istituzionale. La rivista mi ha confermato che avrei potuto entrare nella rosa in un secondo momento. Il progetto è rimasto nel mio archivio, e oggi lo considero il caso studio più chiaro del mio modo di lavorare.
La traccia era netta: fondere due bilocali speculari degli anni Venti a Milano, separati da un muro di spina in mattoni pieni, in un’unica abitazione per una famiglia di quattro persone.

Prima diagnosi, poi estetica
Davanti a un immobile di quest’epoca il primo intervento è diagnostico. Lo stato di fatto mostrava la frammentazione tipica dell’edilizia del periodo: corridoi ciechi, anticamere e disimpegni ridondanti che disperdevano la metratura in percorsi spezzati, isolavano le due unità e impedivano alla luce di circolare. Era rumore distributivo, prima ancora che visivo.
La risposta è la sottrazione, intesa come selezione di ciò che serve a chi abita. Ogni metro quadro che non sostiene una funzione, una relazione o un momento di riposo viene tolto o riassegnato. I vincoli strutturali e impiantistici restano non negoziabili, e il progetto si costruisce dentro quei limiti.

Il muro di spina e il ciclo della luce
Il vincolo principale era un muro in mattoni pieni spesso 50 centimetri, orientato sull’asse Nord-Sud. Il progetto non lo attacca con aperture invasive: lo lascia strutturalmente intatto e lo assume come asse di simmetria.
L’orientamento ha deciso la distribuzione. A Ovest, lato cortile, si concentra la zona giorno, che riceve luce dal pomeriggio al tramonto, nelle ore in cui la famiglia si ritrova. A Est, lato strada, c’è la zona notte, esposta alla luce del mattino, che accompagna il risveglio. I due lati comunicano solo attraverso le nicchie preesistenti nel muro portante: i corridoi spariscono e lo spazio recuperato va alle aree di relazione.
Con un’altra esposizione la stessa pianta avrebbe avuto un’altra logica. Ogni progetto ha caratteristiche proprie, e il metodo è leggerle prima di disegnare.
Altezze e impianti
Cucina e bagni restano vincolati alla posizione delle colonne di scarico e delle canne fumarie, quindi gli impianti si ottimizzano senza stravolgere i collegamenti esistenti. Per rispettare i rapporti aeroilluminanti e il Regolamento Edilizio Comunale, i bagni sono preceduti da un antibagno.
Soggiorno e camere mantengono i 3,30 metri originari, per il massimo respiro visivo. Cucina, disimpegno e antibagni scendono a 2,70 metri con un controsoffitto in cartongesso. La compressione dà proporzione agli ambienti di servizio e, per contrasto, amplifica il passaggio ai grandi spazi.
La zona notte: il punto più intimo
Una casa deve garantire spazi collettivi e aree di decompressione personale, e la zona notte è dove questa seconda esigenza si concentra.

La suite matrimoniale occupa il punto più remoto rispetto all’ingresso: un nucleo indipendente, con bagno privato e antibagno, che tutela l’intimità della coppia e consente comunque un controllo visivo rapido e discreto sulle attività dei figli.+

La camera dei ragazzi è un unico ambiente pensato per due fratelli di 6 e 13 anni. Per il maggiore la disposizione è lineare: letto e finestra su un lato, scrivania sulla parete opposta, per lo studio. Per il più piccolo il progetto usa l’altezza dei 3,30 metri con un letto rialzato e gradoni-contenitore, e lascia libera a terra, vicino all’ingresso, l’area del gioco, separata dalla zona di concentrazione del fratello.

L’ingresso come filtro
Dei due ingressi originari sul vano scala, il secondo viene sigillato in modo permanente. L’accesso unico è schermato da un setto murario di 60 centimetri, che elimina la visibilità diretta dall’esterno e porta lo sguardo verso l’area di conversazione. Il setto protegge così la zona pranzo, lo spazio più riservato tra quelli comuni.

Statica e cantiere
In un edificio degli anni Venti l’estetica resta subordinata alla realtà costruttiva. Prima di definire qualsiasi superficie, il progetto affronta la stabilità dei solai originari in legno, soggetti a deformazioni nel tempo. Prevede un nuovo sottofondo alleggerito, rinforzato con maglia elettroforgiata, e uno strato di isolamento acustico prestazionale. I solai sono ancorati alle murature portanti, perimetrali e di spina, con connettori in acciaio, per garantire il comportamento scatolare dell’intera struttura.
L’apertura dei passaggi nelle nicchie del muro di spina richiede poi un controllo diagnostico dei voltini esistenti, con rinforzi localizzati dove vengono rimossi i vecchi tamponamenti.
Materia e colore
Risolta la struttura, la materia guida l’esperienza dello spazio. Il parquet in noce americano corre in tutto l’appartamento, elimina le soglie e garantisce continuità geometrica fino all’antibagno della suite. La ceramica è riservata ai bagni.
Nella zona giorno le pareti sono di un grigio chiaro neutro, una base calma che lascia risaltare gli arredi. Gli accenti sono pochi e precisi: le sedie colorate, il volume rosso della cucina, la carta da parati a uccellini nello studio, che alleggerisce lo spazio di lavoro. La camera dei ragazzi usa toni chiari, con un accento di carta da parati sulle sfumature dell’azzurro nella zona gioco del più piccolo.

La suite adotta invece una palette scura e densa. Varcata la soglia, il cambio cromatico segnala l’ingresso in una dimensione diversa da quella collettiva.
Nota di metodo: saturazione e tonalità definitive andrebbero verificate con campionature in loco, per misurare l’incidenza reale della luce naturale sulle superfici.


Il muro, la luce, la notte
Il muro di spina non è stato aggirato: ha dato la regola da cui è nata la distribuzione. L’orientamento ha assegnato alla luce del pomeriggio la vita comune e a quella del mattino il riposo. Il percorso senza corridoi porta, alla fine, al luogo più protetto della casa, dove la palette si scurisce e lo spazio smette di rappresentare per proteggere.
Tolto ciò che non serve, resta una casa che risponde a chi la abita.

Nuova Visione Home




